L’appello di Uncem alle banche che chiudono le filiali: «Ci sentiamo traditi»
Sono oltre 100 le chiusure previste da Intesa Sanpaolo nel 2025. I piccoli comuni di montagna sono i più colpiti.

Le banche chiudono filiali e le scelte di questi piani aziendali pesano soprattutto sui comuni più piccoli e sulle terre di montagna. Per fare un esempio, la sola Intesa Sanpaolo prevede per il 2025 275 accorpamenti e oltre 100 chiusure, e una sola apertura. Tra i territori più colpiti c’è sicuramente il Piemonte, che sconta 19 chiusure e 23 accorpamenti. Una situazione su cui l’Uncem esprime tutta la sua preoccupazione in una lettera aperta che il presidente nazionale Marco Bussone ha inviato ai vertici di Intesa Sanpaolo e Unicredit e al governatore della Banca d’Italia e all’ABI.
«L’Italia è il Paese in cui ciascuno di voi lavora e opera con le società che guida, il Paese in cui siamo tutti e tutte impegnati a contrastare sperequazioni e disuguaglianze, favorendo coesione, nuovo sviluppo e crescita inclusiva. Vorremmo fosse realmente così», inizia la lettera, che ribadisce un tema più volte sollevato da Uncem. Proprio in Piemonte, a ottobre, l’associazione aveva organizzato una manifestazione per protestare contro la chiusura degli sportelli nei comuni montani.
«Dove c’è credito, dove c’è risparmio, ci sono investimenti, lavoro, progresso, sviluppo, innovazione. Dove vi sono servizi, vi sono opportunità, fiducia, visione, futuro. Anche questi valori li condividiamo. È vero? Perché, se non fosse vero, se questi valori non fossero più i vostri valori, allora si spiegherebbe efficacemente la continua smobilitazione delle banche che, a fronte degli enormi utili, se ne vanno dalle realtà più fragili. Dove vi sono meno utenti, meno clienti, meno prodotti, meno scelte, meno opportunità. Esercitano quel “diritto all’opzione” scegliendo la seconda: andarsene. Chiudere. Restare nei quartieri urbani, dove vi sono grattacieli e innovazione continua, e lasciare invece le periferie e i centri minori, dove si fa più fatica».
La “ritirata” di servizi primari come le banche porta con sé un fenomeno che, per le Terre Alte, significa morire: lo spopolamento di borghi e paesi. Ecco perché il presidente di Uncem parla di tradimento nei confronti dei sindaci, delle comunità e degli imprenditori che cercano di mantenere vive le loro attività.
«Ora, sappiamo tutti benissimo tutto: l’home banking, le operazioni e i bonifici online, il fatto che in banca non si entra più, e sappiamo anche che “le banche non sono più quelle di una volta” e che “il direttore non è più lì a prendere 50 caffè al giorno con i clienti che devono prelevare contanti o fare un mutuo per la casa”. Fuori da ogni retorica, se anche tutto questo è vero, è bene che le grandi e le piccole banche che chiudono, insieme con ABI e chi le rappresenta, siano consapevoli che ogni taglio e ogni chiusura – di una banca in un comune – fa male al tessuto sociale ed economico».
La lettera invita a pensare al futuro: «Pensiamo al futuro del Paese ripensando insieme i servizi. Ecco cosa non avete fatto: questo “pensare al futuro”. Decidere di chiudere – e lo diciamo senza essere infantili o affogarci nei luoghi comuni – è una scelta banale che vi mette nel passato, fuori dall’Italia che verrà. E se anche vi importa poco di quei 25 milioni di italiani che vivono fuori dalle cento città (dove abbandonate le periferie), del loro risparmio e dei loro mutui, vi facciamo sommessamente notare, come Uncem, che state tradendo valori che andate a raccontare nei vostri claim, valori che hanno fatto la storia di San Paolo, di Intesa, di CRT e anche delle vostre Fondazioni. I sindaci hanno fiducia in voi perché credono molto nelle Fondazioni. Ecco perché pensare al territorio di domani insieme, con più servizi, deve essere centrale per voi».