Sulle Alpi il riscaldamento globale procede a una velocità doppia rispetto alla media mondiale. Lo spiega una ricerca di Arpa Valle d’Aosta, contenuta nel Report Carovana dei Ghiacciai 2024 di Legambiente, che si concentra in particolare sugli effetti di questo cambiamento sulla biodiversità dei territori alpini.

«Gli ecosistemi in Valle d’Aosta sono in grado di fornire una vasta gamma di servizi essenziali, come l’assorbimento di CO₂, la conservazione e depurazione dell’acqua, la produzione di materia organica, il mantenimento della biodiversità, il raffrescamento, la ricreazione e la regolazione del clima. Tuttavia, i cambiamenti climatici stanno alterando profondamente questi equilibri naturali, minacciando la salute e la funzionalità degli ecosistemi in montagna», scrivono gli esperti Marta Galvagno, Gianluca Filippa, Paolo Pogliotti, Umberto Morra di Cella e Sofia Koliopoulos.

L’aumento della temperatura media ha effetti diretti sulla vegetazione. In Valle d’Aosta, la percentuale di boschi e di altre aree ricoperte da alberi è aumentata di circa il 18% negli ultimi dieci anni (dati INFC 2015), un cambiamento dovuto sia ai mutamenti climatici che alla gestione—o mancata gestione—del territorio.

«La scomparsa di aree precedentemente coperte da neve o ghiaccio e la conseguente colonizzazione da parte della vegetazione stanno provocando una riduzione dell’albedo, ovvero la capacità del suolo di riflettere la radiazione solare. Questo fenomeno contribuisce a un aumento della temperatura superficiale, instaurando un feedback positivo che accelera ulteriormente il riscaldamento», spiegano gli esperti.

Uno degli effetti più evidenti dello scioglimento dei ghiacciai è la formazione di nuovi laghi e, di conseguenza, di nuovi habitat. In Valle d’Aosta il numero totale di laghi è raddoppiato: tra il 2006 e il 2015 sono comparsi quasi 170 nuovi bacini, modificando in modo significativo la morfologia del territorio.

Gli impatti più gravi e immediati dei cambiamenti climatici si osservano nell’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi climatici estremi, come ondate di calore, siccità, precipitazioni intense, gelate tardive o incendi, che alterano improvvisamente le condizioni ambientali, mettendo in difficoltà gli ecosistemi.

«Nel 2022, ad esempio, in Valle d’Aosta, a causa di una prolungata ondata di calore e siccità estiva, si è registrata una riduzione della produttività dei pascoli compresa tra il 15% e il 30%, a seconda delle zone. L’impatto maggiore si è verificato nel mese di agosto, con un aumento del fabbisogno irriguo di circa il 20%, soprattutto tra i 1.500 e i 2.000 metri di quota, con ripercussioni sull’allevamento e sulla produzione di prodotti tipici come la Fontina», raccontano gli esperti nel report.