Tutto è iniziato con un non-matrimonio, nel 2020. «Era il periodo del Covid, avevamo dovuto rimandare la celebrazione per le regole anti-contagio, ma abbiamo deciso di celebrare lo stesso il momento sulla Bisalta, la montagna di casa per noi di Peveragno. Siamo partiti all’alba, io con il vestito lungo, Fabio con la cravatta, e siamo arrivati qui, dove ora c’è la baita» racconta Elisa Giordano, 39 anni, che dal 6 gennaio, insieme al marito Fabio Cavallo, 40 anni, gestisce la Baita delle Meschie, a 1100 metri di quota, in frazione Pradeboni.

La loro passione per la montagna è iniziata molto tempo prima di questa avventura: insieme hanno creato la prima squadra in Piemonte di trail running per bambini.

Se l’amore tra Fabio ed Elisa fila liscio e saldo da quasi dieci anni, quello per la loro baita del cuore è stato un po’ più travagliato. «Quando abbiamo iniziato a pensare di rilevare quella baita, che era chiusa, non eravamo riusciti ad aggiudicarcela – racconta Elisa – poi, quando ci eravamo quasi messi il cuore in pace, abbiamo saputo che Lorenzo, il vecchio gestore, aveva intenzione di spostarsi altrove. Così ci siamo messi in moto e, questa volta, ce l’abbiamo fatta: il 6 gennaio di quest’anno siamo diventati i nuovi gestori della baita».

Questa data segna per Elisa un cambio di vita non da poco: «Ero impiegata in un’azienda di biciclette, qui nel Cuneese, mi sono licenziata per seguire questo progetto. Al mio capo ho detto: “Me ne vado perché questo è il sogno della mia vita.” Lui ha capito perfettamente. Fabio, invece, continua a fare l’elettricista».

La scelta è stata radicale. «Non tanto per il fatto di frequentare la montagna, quello lo facevo con assiduità anche prima, anzi, forse persino di più perché il sabato e la domenica eravamo abituati a partecipare alle gare di trail running. Ora, invece, sono qui, ma devo dire che non mi pesa affatto. Sono contentissima della mia scelta. Mi piace vedere le persone che si siedono qui in baita come fossero a casa loro, scoprire che hanno unito i tavoli senza conoscersi prima per chiacchierare insieme. Amo che ci siano tanti giovani che decidono di venire da noi la sera».

I lavori di restauro del rifugio sono durati un mese: «Non perché i vecchi gestori non si fossero presi cura di questo posto, ma perché volevo che fosse davvero accogliente come una casa – spiega la titolare del rifugio -. Abbiamo trasformato l’entrata, mantenuto lo stile della baita ma usando materiali come il rovere, l’abete e il larice, e giocando con la luce. Anche il piano di sopra è stato riorganizzato per essere aperto al pubblico. La cucina è piemontesissima, pura tradizione, «ma se ci avvisano con un pochino di anticipo, siamo in grado di accontentare i gusti di tutti, anche dei clienti vegetariani, vegani o con qualche intolleranza – spiega Elisa –. Chiediamo un minimo di anticipo perché siamo comunque in un ambiente di montagna e l’approvvigionamento degli ingredienti richiede una certa organizzazione».