Terre alte, piccoli borghi, territori isolati. Organizzare i sistemi educativi in questi territori richiede adattamento perché, dagli spostamenti degli alunni all’organizzazione dei servizi scolastici, tutto deve tenere conto delle peculiarità del territorio e delle sue condizioni socio-economiche e produttive.

Lo sottolinea oggi anche uno dei primi emendamenti al DDL Montagna, approvato dalla Camera dei Deputati nella seduta del 18 marzo, che aggiunge un articolo 7-bis dal titolo: “Promozione dei servizi educativi per l’infanzia nei comuni montani”. L’obiettivo – si legge nel testo – è «favorire la natalità e lo sviluppo di un sistema integrato di educazione e istruzione dei bambini fino a trentasei mesi di età nei comuni montani».

L’emendamento prevede la possibilità di usare fino al 20% delle risorse del Fondo per lo sviluppo della montagna italiana per finanziare progetti innovativi volti allo sviluppo di un sistema integrato di servizi educativi per l’infanzia e alla costituzione di poli per l’infanzia nei comuni montani. Le risorse serviranno a trovare «soluzioni che soddisfino i bisogni delle famiglie in modo flessibile e diversificato, tenendo conto delle peculiarità delle zone montane e delle condizioni socio-economiche e produttive del territorio, dell’esigenza di promuovere la conciliazione tra i tempi e le tipologie di lavoro dei genitori e l’educazione e la cura dei bambini e di garantire l’equilibrata presenza dei servizi educativi per l’infanzia nelle diverse aree territoriali, nonché l’omogeneità qualitativa nell’organizzazione e nell’offerta educativa», si legge ancora nel documento approvato.

Il tema dei servizi educativi non è di poco conto e più volte i Comuni hanno sollevato le difficoltà nel garantire alle famiglie servizi adeguati ai loro territori, a partire da un’adeguata disponibilità di posti negli asili nido. Su questo fronte è di pochi giorni fa la notizia della firma, da parte del ministro Giuseppe Valditara, di un decreto ministeriale che destina altri 800 milioni di euro al filone PNRR degli asili nido. Le nuove somme, ottenute risparmiando su altri capitoli di spesa, aprono la possibilità, almeno potenziale, per la realizzazione di 25.000-30.000 posti in tutta Italia. Una quota di queste risorse potrebbe essere destinata a nuovi servizi anche nei comuni di montagna.

I tempi, però, sono stretti. Entro il 31 agosto, infatti, i Comuni che avranno aderito alla manifestazione d’interesse dovranno aver aggiudicato i lavori. L’altra deadline, ancora più complicata, è la conclusione delle opere entro il prossimo anno, data di scadenza del PNRR. Il Ministro ha ribadito l’intenzione di eliminare le differenze territoriali nella disponibilità di asili nido. Per farlo, il dicastero di Viale Trastevere replica il meccanismo che, grazie ai dati Istat, individua preventivamente gli enti locali che ancora offrono un numero di posti negli asili nido inferiore al 33% della popolazione nella fascia di età 0-2 anni. Queste amministrazioni avranno quindi una corsia preferenziale nella ripartizione delle risorse.